Il beau geste del Pd

Anche nel Partito democratico si è fatta strada la convinzione che l’attacco giudiziario contro Silvio Berlusconi non abbia nel mirino soltanto il leader del centrodestra, ma l’equilibrio politico difficilmente costruito per iniziativa di Giorgio Napolitano. Solo a una ragione di questo genere si può far risalire la decisione – ovviamente impopolare tra i suoi sostenitori, e anche fra buona parte di parlamentari – che il gruppo dirigente democratico ha adottato ieri, accettando la richiesta del Popolo della libertà di votare a favore di un simbolico giorno di sospensione dei lavori nelle Aule, un segnale comune di allarme che coinvolgesse le istituzioni. E’ stata una scelta, considerando la burrascosa situazione interna al Pd, di straordinario coraggio.
10 AGO 20
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Anche nel Partito democratico si è fatta strada la convinzione che l’attacco giudiziario contro Silvio Berlusconi non abbia nel mirino soltanto il leader del centrodestra, ma l’equilibrio politico difficilmente costruito per iniziativa di Giorgio Napolitano. Solo a una ragione di questo genere si può far risalire la decisione – ovviamente impopolare tra i suoi sostenitori, e anche fra buona parte di parlamentari – che il gruppo dirigente democratico ha adottato ieri, accettando la richiesta del Popolo della libertà di votare a favore di un simbolico giorno di sospensione dei lavori nelle Aule, un segnale comune di allarme che coinvolgesse le istituzioni. E’ stata una scelta, considerando la burrascosa situazione interna al Pd, di straordinario coraggio. E anche, in un certo senso, di alto valore morale, perché ha anteposto gli interessi generali della stabilità democratica a quelli di partito. Guglielmo Epifani sapeva che agendo in questo modo avrebbe offerto uno spazio colossale alla contestazione esterna, di Sinistra e libertà e del Movimento cinque stelle, e alle sollevazioni interne: magari sguaiate come quella dell’ineffabile Rosy Bindi, oppure un po’ recitate, per finalità di futuro consenso, da parte dei supporter di Matteo Renzi. Aver comunque deciso un atto di lealtà nei confronti del principale, attuale, alleato di governo (ancorché antagonista politico in prospettiva) ha permesso di dare uno sbocco a una situazione che appariva compromessa e destinata a sfociare nell’ingovernabilità.
Avendo ricevuto una così netta, e forse persino imprevista, prova di maturità politica da parte degli interlocutori del Pd, il centrodestra ora può evitare la “sindrome di Salò” e uscire da una sensazione di isolamento e di assedio che potrebbe produrre reazioni irriflessive. Anche il Pdl, pur senza alcuna “ragione per sorridere”, come ha confessato Angelino Alfano, può ragionare sulla finalità più ampia di questo attacco, che arriva fino al Quirinale e alla sua funzione equilibratrice. Ma la strada per uscire dalla trappola passa – soprattutto per quanto riguarda il Partito democratico – attraverso un lavoro di convinzione sulle ragioni del garantismo e sull’effetto distruttivo dell’uso politico della giustizia, che può essere condotto con tanto maggiore efficacia quanto più è piena anche l’assunzione delle responsabilità nelle scelte di governo necessarie e condivise. Le cose non sono separate. La scelta del Pd nella drammatica situazione venutasi a creare dopo la decisione della Cassazione è stata nel segno della responsabilità. Non era scontato, è positivo e crea le condizioni perché una linea altrettanto responsabile sia mantenuta dal Pdl, nonostante la condizione drammatica.